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ANTONIA VITIELLO

Scrivere è una sfida con se stessi, una magia che trasforma minuscole idee in migliaia di parole suggestive dall’armonia coinvolgente. Ho sempre amato leggere e scrivere anche a se scuola non ero certo la prima della classe. Ero una bimba irrequieta, poco incline allo studio e alla disciplina. A casa sfogliavo però tutto quello che capitava a tiro e per addormentarmi inventavo storie fantastiche, fiabe originali, che di giorno riversavo su carta. Ancora oggi non oso definirmi scrittrice. Sono forse troppo pigra e ritrosa per accettare una definizione tanto vasta e importante. I miei testi sono giochi di fantasia, idee personali che misteriosamente prendono forma e si accordano con storie concrete, temi attuali e sentimenti generali riconducibili all’amore. Condivido infatti il detto “se non penserò all’amore non sarò niente.” del brasiliano Paulo Coelho. Insomma, tutto ruota intorno all’amore, il motore dell’universo, l’argomento privilegiato per ogni tipo di scrittore. È l’unica promessa di felicità che può rendere il mondo migliore. E, nel mio piccolo, cerco di scrivere di passione e coinvolgimento emozionale non limitandomi all’aspetto carnale. Senso di fratellanza e tolleranza, è questa l’accezione dell’amore che più m’interessa. Altro punto fondamentale è la fiducia. Senza rispetto e sincerità non può sussistere amore. In questo senso valuto il tradimento come l’azione più ignobile di cui l’essere umano possa macchiarsi… Comunque, non scrivo tutti i giorni, addirittura tra una pagina e l’altra possono passare diversi mesi. Impegni e ignavia sono gli ostacoli principali che devo combattere per non abbandonare il mio sogno comunicativo. E quando comincio a scrivere non prendo appunti ma lascio che la storia prenda forma da sé. In quei momenti l’anima viaggia libera in comunione con la mente e tutto fila liscio. Una sensazione simile ma da prospettiva diversa che sperimento con la lettura di un buon libro. Mi succede ad esempio con Tolstoj, che scende giù piacevole e corposo come un ottimo vino invecchiato dal potere inebriante. Tra i contemporanei apprezzo la prosa di Ken Follett, dello spagnolo Ildefonso Falcones e di Sophie Kinsella. Attraverso le loro pagine posso viaggiare per il mondo, scoprire nuovi luoghi della cultura e dello spirito, sognare destinazioni impossibili ed essere parte di disegni avvincenti. Mi piacerebbe infatti essere un gabbiano e volare alto nei cieli. Sin da piccola sognavo la libertà delle praterie americane e un futuro da cow-girl. Sono nata a Napoli, cresciuta a Pavia, ma vivo e lavoro a Roma da parecchio concedendomi un paio di viaggi l’anno quando il lavoro lo permette. Sono stata a Parigi, Londra, Oxford e ho girato in lungo e largo la splendida Irlanda. Fu infatti lì che cominciai a scrivere LA VITA È UN ROMANZO IRLANDESE da Voi edito. Un romanzo che, obiettivamente, tocca il cuore in parecchie pagine. Ho visitato anche gli States e in particolare New York, Washington, Miami e Orlando. Mi manca ancora il Mid-West delle fattorie e dei cow-boy… E quando visiterò quei luoghi potrò dire di aver realizzato un sogno.

 
     
     
 
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